viernes, 26 de febrero de 2010

Bruno Lauzi - Poesia Fatta Musica P.&C. (2010)






Esta estupenda compilación de nuestro "Cómplice" Luca II la tuve guardada en la gaveta por más de diez día (con el consentimiento de Luca) porque quería esperar el regreso de Charly antes de seguir con los posteos. Así que, dedicando a Charly este álbum, dejo la palabra a Luca II:


Me alegra mucho poder presentar este post dedicado a un representante de la "escuela genovesa" de cantautores, tal vez el menos reconocido por los críticos y ciertamente el más desatendido por la compañía de discos, que nunca tuvo en cuenta una reedición "seria" de su producción original en Lp, resultando ser especialmente tacaños con un artista que, por el contrario, siempre ha estado entre los más generosos con el público y con quien hacía parte de su entorno.

Bruno Lauzi ha escrito y traducido canciones memorables para las mejores cantantes italianas, pero también ha sido capaz de dejar de lado su faceta de compositor para hacerse intérprete de temas escrito por otros. Y con su voz se lo podía permitir, si se toma en cuenta que raramente esas canciones resultaban más convincentes cuando eran interpretadas por sus respectivos autores. No había nada que hacer, la mejor versión era casi siempre la de Lauzi.
Pero la humildad, el no tomarse demasiado en serio, el no querer hacer alarde a toda costa de sus opiniones sobre lo que poco que ver con la música, así como el poner su arte al servicio de los colegas, independientemente de su casa discográfica, son cualidades que no siempre pagan. Al contrario!
Otro punto en su contra era la falta de una canción de éxito que también representara una verdadera ruptura con la tradición. Hecho que podría haberse dado con "Il Poeta", si sólo hubiese tenido mayor reacción cuando salió en 1963 o cuando fue retomada, en los siguientes años, primero por Gino Paoli y después por Mina. Pero los elogios para este temas llegaron demasiado tarde para que Lauzi pudiera tener su lugar en el círculo de los "grandes" de la música pop italiana. Lugar que, más allá de las opiniones corrientes, le corresponde por derecho.
Y es la historia - contada a ritmo de vals - de aquel suicidio por amor madurado entre las salidas con los amigos del bar, bailongos de provincia y grandes juegos de naipes, que abre la compilación que hoy, gracias a Paola y Charlie (que han creado la gráfica completa), tengo la oportunidad de proponer a todos los lectores del blog.

La selección incluye canciones de los tres períodos má significativos de la discografía de Lauzi: el de los primeros años, primero con la CGD y luego con el pequeño sello Galleria del Corso (creada por Ferruccio Ricordi, alias Teddy Reno), aquel de los primeros éxitos bajo la Ariston (que publicó "Ritornerai", un "evergreen" en su repertorio) y aquel período que lo vio bajo contrato con la etiqueta co-fundada por Lucio Battisti, la Numero Uno.
El entonces director artístico, y otro socio fundador de la etiqueta, Sandro Colombini, tuvo la idea de hacer cantar a Lauzi temas los escritos por Battisti. Y Battisti, que compartía con Colombini la estimación para con el el Lauzi intérprete, se los cedía con mucho gusto, mostrando un gran aprecio por cómo el los hacía proprios sin traicionar las intenciones originales. Mi preferencia personal entre las piezas "battistianas" en esta colección, va para "L'Aquila", también por el bellísimo arreglo de Claudio Fabi, que ve al mismo Battisti en la percusión. (n.d.t.: estoy completamente de acuerdo!)

En el largo y prolífico período con la Numero Uno, encintramos casi todos los Lauzi posibles: aquel "liviano" ("Sotto il carbone", escrita por Oscar Prudente), aquel vagamente" prog "("Molecole", tomado del álbum debut del supergrupo "Il Volo"), el Lauzi folk ("Io canterò politico"), el que rinde homenaje, con un álbum completo, al songbook de un Paul Simon ya en olor de la leyenda ("Duncan", "Piccolino", "Se una donna non va").
Y el Lauzi que, con el álbum "Genova per noi", retoma el género "cabaret" de los exordios, caracterizado por divertidos temas en dialecto genovés a ritmo de brasiliano, compuestos con la ayuda de los amigos y paisanos Giorgio Calabrese, Gian Franco Reverberi y Franco Franchi. Interpretando el tema que da el título al disco, Lauzi también contribuye al lanzamiento de un cantautor todavía desconocido para el gran público: Paolo Conte. Este último había incluido la canción en su segundo álbum, sin obtener ningún éxito. Lauzi lo convertiría en un clásico del repertorio de ambos.

Cerramos con dos temas relacionados con los albores de la carrera del cantante: una es "Garibaldi Blues", un himno ingenioso al héroe de los dos mundos - cantado sobre la melodía de la famosa "Fever" de Peggy Lee - que Lauzi solía ejecutar en el escenario con el su grupo "Miguel e i Caravana"; otra es "A bertoela", una bossanova en genovés que apareció como lado B de su primer sencillo, grabado bajo el nombre del mismo grupo. La versión que nos encontramos aquí es tomada de "Genova per noi".

Luca II

***

Testo in italiano di Luca II:

Sono molto contento di poter presentare questo post dedicato a un rappresentante della "scuola genovese" dei cantautori, forse il meno osannato dalla critica e sicuramente il più trascurato dalla discografia, che non ha mai preso in considerazione un recupero "serio" della sua produzione originale a trentatre giri. Dimostrandosi particolarmente avara con un artista che, al contrario, è sempre stato tra i più generosi con il pubblico e con chi faceva parte del suo ambiente. Bruno Lauzi ha scritto e tradotto canzoni memorabili per le migliori cantanti italiane, ma ha anche saputo mettere da parte la sua vena di compositore per farsi interprete di motivi scritti da altri. E con la sua voce poteva permetterselo, se si considera che difficilmente quelle canzoni risultavano più convincenti quando erano riprese dai rispettivi autori. Non c'era niente da fare, la versione migliore rimaneva quasi sempre quella di Lauzi. Ma l'umiltà, il non prendersi troppo sul serio, il non voler sbandierare a tutti i costi le proprie opinioni su ciò che, con la musica, ha poco a che fare, così come il mettere la propria arte al servizio dei colleghi, indipendentemente dalla loro appartenenza discografica, sono qualità che non sempre pagano. Anzi. Un altro punto a suo sfavore è stata la mancanza di una canzone di successo che rappresentasse anche una vera e propria rottura con la tradizione. Cosa che si sarebbe potuta verificare con "Il poeta", se solo avesse avuto maggiori riscontri quando uscì nel 1963 o quando fu ripresa, negli anni successivi, prima da Gino Paoli e poi da Mina. Ma i riconoscimenti per quel pezzo arrivarono troppo tardi perchè Lauzi potesse essere accolto nella cerchia dei "grandissimi" della musica leggera italiana. Posto che, al di là delle opinioni correnti, gli spetta di diritto.
Ed è proprio la storia - raccontata a ritmo di valzer - di quel suicidio per amore maturato tra uscite al bar con gli amici, balere di provincia e grandi partite a scopone, ad aprire la raccolta che oggi, grazie a Paola e Charly (che ne hanno curato l'intera grafica), ho l'occasione di proporre a tutti i lettori del blog.
La selezione comprende canzoni di tutti e tre i periodi più significativi della discografia di Lauzi: quello degli esordi, prima con la CGD e poi con la piccola etichetta Galleria del Corso (creata da Ferruccio Ricordi, alias Teddy Reno), quello dei primi successi curato dalla Ariston (che pubblicò "Ritornerai", un "evergreen" del suo repertorio) e quello che lo vide sotto contratto con la casa discografica co-fondata da Lucio Battisti, la Numero Uno.
L'allora direttore artistico, e altro socio fondatore dell'etichetta, Sandro Colombini, ebbe l'idea di far cantare a Lauzi i pezzi scritti da Battisti. E Battisti, che condivideva con Colombini la stima nei confronti del Lauzi interprete, glieli dava molto volentieri, mostrando grande apprezzamento per come lui li faceva propri senza tradirne le originarie intenzioni. La mia personale preferenza, tra i pezzi "battistiani" di questa raccolta, va a "L'Aquila", anche per il bellissimo arrangiamento curato da Claudio Fabi, che vede intervenire lo stesso Battisti alle percussioni.
Nel lungo e prolifico periodo targato Numero Uno, troviamo un po' tutti i Lauzi possibili: quello "easy" ("Sotto il carbone", scritta dal bravo Oscar Prudente), quello vagamente "prog" ("Molecole", ripresa dall'album d'esordio del supergruppo "Il Volo"), quello folk ("Io canterò politico"), quello che rende omaggio, con un intero album, al songbook di un Paul Simon già in odore di leggenda ("Duncan", "Piccolino", "Se una donna non va"). E il Lauzi che, con l'album "Genova per noi", ripercorre il genere "cabarettistico" degli esordi, caratterizzato da divertenti pezzi in dialetto genovese su ritmica brasiliana, composti con l'aiuto degli amici e conterranei Giorgio Calabrese, Gian Franco Reverberi e Franco Franchi. Interpretando il brano che dà il titolo al disco, Lauzi contribuisce, inoltre, al lancio di un cantautore ancora sconosciuto al grande pubblico: Paolo Conte. Quest'ultimo aveva incluso il pezzo nel suo secondo album, senza ricavarne alcun successo. Lauzi lo avrebbe trasformato in un classico del repertorio di entrambi.
Chiudiamo con due canzoni legate agli albori della carriera del cantautore: una è "Garibaldi blues", uno spiritoso inno all'eroe dei due mondi - cantato sulle note della celebre "Fever" di Peggy Lee - che Lauzi era solito eseguire in teatro con il suo gruppo "Miguel e i Caravana"; un'altra è "A bertoela", una bossanova in genovese che comparve sul retro del suo primo quarantacinque giri, inciso a nome del gruppo stesso. La versione che troviamo qui è quella tratta da "Genova per noi".

Luca II



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1 comentario:

  1. Veramente bella la copertina!! Non posso esimermi dallo stamparla!

    Christian
    (non riesco ad entrare col mio account Google)

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